“Volevate le donne a illuminare la casa? Non siamo dei lampadari”, così la premier del Marocco risponde ai conservatori

Volevate le donne a illuminare la casa? Non siamo dei lampadari”. Sono queste le parole pronunciate da Fatima Ezzahra El Mansouri, prima donna presidente del Marocco, la quale ha risposto ai colleghi conservatori in un intervento al parlamento che sta facendo il giro del web. Il riferimento è alla frase che, nel 2014, il leader del partito conservatore Pjd che ricopriva la carica di capo del governo, Abdelilah Benkirane, aveva pronunciato, paragonando la figura femminile a un “lampadario che illumina la casa”. Un’immagine che sminuiva il ruolo delle donne nel Paese ieri e che oggi, nel 2026, non è neppure lontanamente accettabile.

“Io non sono un lampadario. Ho un cervello, sono coscienza, convinzione e ho una battaglia”, ha replicato El Mansouri, ricordando ai conservatori che l’Islam nel Paese non è un’esclusiva del loro partito, ma un’eredità storica tramandata di generazione in generazione e che prima di essere islamici, sono musulmani.

La premier si è così rivolta direttamente agli esponenti conservatori del Partito della Giustizia e dello Sviluppo, con cui si è aperto uno scontro sulle posizioni nei confronti delle donne. Nel suo discorso, la premier ha contestato agli avversari di ignorare le difficoltà che molte donne marocchine affrontano ogni giorno: “Ci sono donne vedove o divorziate, che vanno a lavorare per mantenere la famiglia”, ha spiegato ai colleghi parlamentari.

La presidente del Marocco nel suo discorso di insediamento al Parlamento
La presidente del Marocco nel suo discorso di insediamento al Parlamento (Afp)

Chi è Fatima Ezzahra El Mansouri

Fatima Ezzahra El Mansouri è nata il 3 gennaio 1976 a Ben Guerrir, a 80 chilometri da Marrakech. Ha conseguito una laurea in diritto privato all’Università Mohammed V di Rabat; un Diplôme d’Études Approfondies, un vecchio titolo universitario francese finalizzato all’introduzione alla ricerca accademica, in diritto dei contratti d’affari all’Università di Montpellier e un diploma in diritto anglosassone alla Pace University negli Stati Uniti.

Avvocata, El Mansouri ha ricoperto la carica di sindaca di Marrakesh nel 2009, prima donna a ricoprire quella carica, carica che ricoprirà dopo le elezioni del 2021. Alla Camera dei rappresentanti, è stata nominata ministra della Pianificazione territoriale, dell’Urbanistica, dell’Edilizia e delle Politiche urbane occupandosi di sostegno all’acquisto della casa, pianificazione urbana e sviluppo territoriale aiutando le persone colpite dal terremoto di Al Haouz del 2023.

È la seconda donna premier nel mondo arabo, dopo Najla Bouden, rimasta in carica dal 2021 al 2023 in Tunisia.

La sfida in parlamento

Il Partito Autenticità e Modernità ha ottenuto 97 dei 395 seggi della Camera dei rappresentanti. L’ex ministro della giustizia, Mustafa Ramid, dopo che il re l’aveva scelta per guidare l’esecutivo, ha scritto su Facebook che “un popolo che affida i propri affari a una donna non avrà mai successo”. Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo e la Federazione della Sinistra Democratica resteranno all’opposizione, mentre la coalizione che la premier ha costruito comprenderà Istiqlal, partito nazionalista e conservatore, e i partiti socialdemocratici Unione Socialista delle Forze Popolari e il Partito del Progresso e del Socialismo.

In quanto prima donna presidente del Paese, le sue politiche in tema di diritto di famiglia sono le più attenzionate in Marocco. La premier non ha fatto di queste tematiche il fulcro della propria campagna elettorale, ma tra gli obiettivi annunciati nel suo programma figurano l’aumento dell’occupazione e la riduzione delle disuguaglianze, un aspetto fondamentale in un Paese dove la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’accesso a impieghi stabili restano una sfida aperta. Così come il tasso di disoccupazione giovanile che supera il 27% e l’inflazione che sta colpendo il ceto medio.

La nuova premier, inoltre, si troverà a guidare il governo e gli investimenti legati ai Mondiali di calcio del 2030, organizzati da Marocco, Portogallo e Spagna.

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