Studenti in rivolta in Francia, il sociologo: “A 7 mesi da elezioni atmosfera tempestosa, non si sa bene dove cadrà fulmine”

(Adnkronos) – “C’è un’atmosfera un po’ tempestosa”. E’ quanto afferma all’Adnkronos il sociologo del Cnrs Étienne Ollion commentando la situazione attuale in Francia a sette mesi dalle elezioni presidenziali e le proteste degli studenti di questi giorni. “Si avverte che ci saranno forme di mobilitazione, ma non si sa bene dove cadrà il fulmine. Saranno di nuovo i Gilet Gialli, saranno gli studenti delle scuole superiori, sarà una grande mobilitazione sociale o sarà un insieme di tutte queste cose? È impossibile dirlo”.  

Guardando alle occupazioni dei licei francesi, che continuano da lunedì e che hanno toccato centinaia di istituti, spiega: “Per gli studenti francesi è stato un ritorno a scuola particolarmente complesso”. Si sono registrate tante assenze da parte dei professori, anche nelle classi dell’ultimo anno che devono affrontare l’esame di maturità, tanti edifici sono decadenti e i ritmi che i giovani devono sostenere sono serrati.  

“A ciò si aggiungono effetti esterni all’educazione: da un lato l’ascesa del Rassemblement National, dall’altro la situazione a Gaza e nei territori palestinesi”, che è fortemente rivendicata dai ragazzi, spiega ancora Ollion. “E tutto ciò alimenta le paure e il desiderio di mobilitazione in una parte della gioventù”. 

Il movimento dei licei si iscrive in un ottobre che, secondo il sociologo, “potrebbe essere caldo”. Il 29 settembre si è infatti tenuta la manifestazione della funzione pubblica, questa settimana si sono mobilitati gli studenti, il 6 ottobre i sindacati chiamano ad un’altra manifestazione generale e il 17 ottobre si sussurra di un ritorno dei gilet gialli, il movimento che nel 2018 era sceso nelle strade francesi per protestare contro il rincaro dei prezzi della benzina. 

“Quando i gilet gialli sono scesi nelle piazze, il diesel era a 1,40 euro, oggi è a 2,40”, spiega Étienne Ollion. “Ma è difficile anticipare se il movimento si creerà di nuovo. Le mobilitazioni sono impossibili da prevedere davvero, soprattutto quando si fanno fuori dal quadro classico, come nel caso dei movimenti del 2018”.  

Per il sociologo, il contesto socio-politico è cambiato rispetto agli anni passati. Oggi per esempio la Francia è in piena campagna elettorale per le presidenziali del 2027: “Questo è un elemento nuovo. Da un lato, influisce sulle aspettative di una parte della popolazione che può ancora sperare, che, grazie alla mobilitazione, il proprio voto possa fare la differenza. D’altra parte, ci possono essere schieramenti politici che sperano di influenzare la campagna elettorale attraverso le mobilitazioni”. Il sociologo mette in guardia: “Non crediamo che, perché ci saranno a breve le elezioni, le persone decidano di non scendere in strada. Gli studenti che abbiamo visto in questi giorni, per esempio, si muovono su una temporalità diversa da quella elettorale, molto più breve”. (di Veronica Gennari) 

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