Cni, su riforma ingegneri mettono in guardia su rischio vuoto di responsabilità

(Adnkronos) – La riforma del sistema delle professioni regolamentate è stata al centro del terzo panel di discussione, tenutosi ieri pomeriggio, del 70° Congresso nazionale degli Ingegneri che ha per titolo ‘Nuove frontiere, nuove responsabilità’.  

Una riforma che, a parere degli ingegneri italiani, deve avere al centro la qualità della prestazione professionale, garanzia per il cittadino e crescita del Paese. L’obiettivo del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in questo senso, è quello di costruire una piattaforma comune di proposta che sia in grado di generare un confronto costruttivo con il legislatore. A nome del Cni è intervenuta sul tema Carla Cappiello, vicepresidente vicario.  

“La riforma del sistema delle professioni – ha detto – prevede l’individuazione delle competenze, una fase delicata e articolata. Successivamente arriva la fase della responsabilità dell’attività svolta e poi la fiducia del cittadino. Oggi la nostra legge delega utilizza due parole importanti ‘attribuzione delle competenze’ e ‘riserve’. Scompare però la parola attribuzione e si assiste a un vuoto di responsabilità, creando una ‘zona libera’. A noi interessa che, nei decreti attuativi, sia chiaro il momento dal quale decorre il termine di prescrizione professionale. Chiediamo che si stabilisca il termine di inizio della prestazione professionale. Bisogna trovare un meccanismo che tuteli il cittadino e il professionista”. 

Sul lato del Governo è intervenuto il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. “La riforma degli ordinamenti professionali – ha detto – è in una situazione molto avanzata: è stata approvata da un ramo del Parlamento, adesso si passerà al secondo. Direi che è una riforma che soprattutto prende atto del mutamento avvenuto nelle professioni e cerca in qualche modo di svecchiare una parte normativa che poteva essere un freno alla crescita di professioni quali quella degli ingegneri”. Per Stefano Patuanelli, senatore dei 5 Stelle, è fondamentale, nel corso del passaggio alla Camera, fare una modifica testuale del provvedimento, anche se il percorso è stato fatto con 15 ordini professionali. “Serve un giusto equilibrio – ha spiegato – tra chi subisce il danno e chi, dopo un certo numero di anni, è chiamato a rispondere in caso si presenti un problema”.  

 

Carmela Pierri, dirigente del ministero dell’Università e della Ricerca, ha affermato che ad ottobre si dovrebbe chiudere il tavolo atto a facilitare l’ingresso dei laureati in ingegneria, rendendo così più agevole il percorso dell’esame di Stato. “Siamo nella fase in cui dovranno essere declinate – ha affermato – le competenze a partire dalle conoscenze”. Al confronto ha partecipato anche Giuseppe Latour, giornalista del Sole 24 Ore, che, tra le altre cose, ha ringraziato l’azione degli ingegneri, in particolare dell’Ordine di Genova, per aver sollevato la questione che ha portato ad una storica sentenza del TAR del Lazio in merito alla questione dei Ctu. 

La prima giornata del 70° Congresso degli ingegneri si è conclusa con una tavola rotonda di respiro internazionale alla quale, oltre al presidente del Cni, Angelo Domenico Perrini, hanno partecipato il presidente dell’Ordine degli ongegneri del Portogallo, Jorge Lica, il presidente della Camera degli ingegneri della Slovenia, Crtomir Remec, e il presidente della Camera degli ingegneri civili della Croazia, Nina Drazin Lovrec. Sul tema dell’attrattività della professione per i giovani, quest’ultima si è espressa così: “Il reddito degli ingegneri non è adeguato al lavoro fornito e alle responsabilità assunte, anche se da noi è aumentata l’adesione da parte dei giovani”.  

Per Jorge Lica, “come in Italia, anche in Portogallo abbiamo giovani che non si sentono particolarmente attratti dalla professione degli ingegneri e chi arriva alla fine degli studi lascia il paese perché la retribuzione è molto bassa. Attualmente le aziende stanno cercando nuovi ingegneri e non li trovano: il mercato non è in grado di rispondere a questa domanda”. Il presidente Perrini a chiusura di giornata ha ricordato come il Cni sia legato da molti fattori alle omologhe organizzazioni europee, soprattutto di alcuni paesi. In primo luogo, la visione associazionistica, ma soprattutto il considerare l’ingegneria e dei suoi servizi come un’attività intellettuale che nessuna legge europea può permettersi di accomunare ai servizi commerciali. 

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