Pensioni, perché l’età di uscita continua a salire (e come funziona)

Il 27esimo Rapporto della Ragioneria Generale dello Stato (Rgs) sul sistema pensionistico e sociosanitario traccia la mappa dettagliata dei requisiti d’accesso per i prossimi anni. Dai 67 anni e mezzo nel 2029 ai 67 anni e 8 mesi nel 2031, ecco l’analisi di tutte le scadenze, delle soglie contributive e degli sconti introdotti dalla legislazione più recente.

Come funziona il meccanismo automatico di adeguamento

Il sistema previdenziale italiano prevede che i requisiti anagrafici e contributivi per accedere al pensionamento vengano aggiornati periodicamente in funzione delle variazioni della speranza di vita a 65 anni accertate dall’Istat. Questo automatismo, introdotto per garantire la sostenibilità dei conti pubblici a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione, opera con cadenza biennale sulla base di una procedura amministrativa ordinaria.

Pensione di vecchiaia: la scansione anno per anno dal 2026 al 2032

Per la generalità dei lavoratori dipendenti e autonomi, l’accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria (che richiede un minimo di 20 anni di contribuzione) seguirà una traiettoria ben precisa:

  • Anno 2026: Il requisito anagrafico base rimane confermato a 67 anni esatti.
  • Anno 2027: In base alle rilevazioni demografiche Istat e al decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, l’aumento avrebbe dovuto essere di tre mesi. Tuttavia, la legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025) è intervenuta riducendo, per il solo anno 2027, l’incremento a un solo mese, fissando l’età di uscita a 67 anni e 1 mese.
  • Anno 2028: Dal 1° gennaio 2028 si ripristina la dimensione dell’adeguamento ordinario (+3 mesi complessivi rispetto al 2026), portando il requisito a 67 anni e 3 mesi.
  • Biennio 2029-2030: Applicando le proiezioni demografiche dell’Istat (scenario mediano base 2024), scatta un ulteriore incremento biennale di tre mesi, che fissa la soglia per la pensione di vecchiaia a 67 anni e 6 mesi.
  • Biennio 2031-2032: Per effetto di un aumento biennale stima Istat (+1 mese) e del recupero dei decimali degli adeguamenti precedenti (+1 mese), l’età minima salirà a 67 anni e 8 mesi.

Pensione anticipata ordinaria: i requisiti di contribuzione pura

Per chi punta ad andare in pensione prescindendo dall’età anagrafica, i requisiti di anzianità contributiva subiranno adeguamenti analoghi legati alla longevità:

  • Anni 2025-2026: Servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
  • Anno 2027: La soglia sale a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e a 41 anni e 11 mesi per le donne.
  • Anno 2028: Si passa a 43 anni e 1 mese per gli uomini e a 42 anni e 1 mese per le donne.
  • Biennio 2029-2030: Saranno necessari 43 anni e 4 mesi di versamenti per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne.
  • Biennio 2031-2032: Il requisito raggiungerà 43 anni e 6 mesi per gli uomini e 42 anni e 6 mesi per le donne.

Il canale anticipato a 64 anni per i “contributivi puri”

Per i lavoratori il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996 (regime interamente contributivo), resta attiva la possibilità di usufruire della pensione anticipata al compimento dei 64 anni di età con almeno 20 anni di contribuzione effettiva, anch’essa soggetta agli adeguamenti della speranza di vita (64 anni e 1 mese nel 2027, 64 anni e 3 mesi nel 2028, 64 anni e 6 mesi nel 2029 e 64 anni e 8 mesi nel 2031).

Tuttavia, l’accesso a questo canale è condizionato dal raggiungimento di un importo minimo di pensione maturata:

  • L’importo a calcolo deve risultare pari ad almeno 3 volte l’Assegno sociale (equivalente a circa 1.638,72 euro mensili nel 2026).
  • A partire dal 2030, tale soglia salirà a 3,2 volte l’Assegno sociale per la generalità dei lavoratori senza figli.
  • Per le lavoratrici madri sono previste soglie ridotte: 2,8 volte l’Assegno sociale in presenza di un figlio e 2,6 volte con due o più figli.
  • Per questo canale è inoltre applicata una finestra di decorrenza di tre mesi dalla maturazione dei requisiti.

Eccezioni, esenzioni e norme speciali

Il quadro legislativo introdotto con la legge di bilancio 2026 prevede alcune deroghe specifiche per bilanciare le esigenze di elasticità e tutela:

  1. Attività usuranti e mansioni gravose: La legge n. 199/2025 ha stabilito l’esenzione strutturale dall’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita decorrente dal 1° gennaio 2027 per i lavoratori dipendenti impegnati in lavorazioni particolarmente faticose o gravose.
  2. Personale militare: Per le forze armate e di sicurezza, la medesima legge ha introdotto un incremento graduale e strutturale di un mese nel 2028, di un ulteriore mese nel 2029 e di un terzo mese dal 2030, da sommare agli adeguamenti ordinari alla speranza di vita.

L’impatto sulla spesa pubblica e sul Pil

La spesa pensionistica in rapporto al Pil registrerebbe una traiettoria dinamica nei prossimi decenni: dal 15,2% del 2025 si stima una crescita fino al 15,8% nel 2030, fino a raggiungere un picco del 17,1% attorno al 2040, in coincidenza con il completo pensionamento delle coorti dei cosiddetti baby boomer. Successivamente, l’effetto combinato degli automatismi dell’età e dell’applicazione integrale del metodo di calcolo contributivo determinerà una progressiva riduzione dell’incidenza della spesa, che scenderà fino al 13,7% del Pil entro il 2070.

In merito alle parole del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, circa la norma triennale allo studio del governo per anticipare la pensione a 64 anni, la decisione “spetta esclusivamente al legislatore”. A spiegarlo è Gabriele Fava, presidente Inps, a margine dell’evento “Evoluzione demografica e sistema pensionistico in Italia secondo il XXV Rapporto annuale dell’Inps”, alla Luiss. “I dati che abbiamo ci dicono che c’è stato un aumento dei lavoratori over 55 tra il 2019 e il 2025, ed è un aumento oggettivo”, ha aggiunto il presidente dell’Inps Gabriele Fava: “Facoltativamente – conclude Fava -, se un over 55 desidera continuare a prestare la sua attività lavorativa, restando attivo, può farlo. Spesso, del resto, è lo stesso lavoratore a desiderarlo, perché continuare a lavorare significa restare parte attiva della propria comunità, non solo un obbligo economico. Il futuro del welfare non si misura in anni da sottrarre al lavoro, ma in anni da restituire alla vita di chi lo sceglie”.

Welfare

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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