Neurochirurgia, a Catania il congresso Sinch dall’anatomia alla tecnologia

(Adnkronos) – È ‘Complessità e semplicità in neurochirurgia: dall’anatomia alla tecnica chirurgica, alle tecnologie e all’intelligenza artificiale’ il tema del 75° Congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia, Sinch, in programma a Catania dal 23 al 26 settembre 2026. L’appuntamento, che richiama la necessità di tradurre conoscenze e strumenti sempre più complessi in percorsi di cura efficaci, sicuri e costruiti sulle caratteristiche di ogni paziente, prevede oltre 700 studi scientifici, 95 sessioni e più di 30 relatori internazionali. Il programma – informa una nota – comprende sessioni parallele e plenarie, lezioni speciali, incontri con i maggiori esperti, tavole rotonde, riunioni per raggiungere posizioni condivise, confronti con altre società scientifiche e approfondimenti dedicati alle differenti aree della disciplina. Al centro del principale appuntamento annuale della neurochirurgia italiana – che torna nel capoluogo etneo dopo 41 anni – ci sono le patologie del cervello, del midollo spinale, della colonna vertebrale e dei nervi periferici, insieme alle innovazioni che stanno cambiando il lavoro del neurochirurgo. Tra queste, i sistemi di guida attraverso le immagini, la visualizzazione tridimensionale, la chirurgia meno invasiva e le prime applicazioni dell’intelligenza artificiale. 

“La neurochirurgia italiana ha raggiunto su tutto il territorio livelli di competenza riconosciuti anche fuori dai confini nazionali – afferma Domenico d’Avella, presidente della Sinch – Oggi disponiamo di strumenti che ci permettono di conoscere meglio l’anatomia, pianificare gli interventi con maggiore precisione e proteggere le funzioni neurologiche. La tecnologia, però, non è un fine: deve essere utilizzata quando può offrire un beneficio concreto al paziente”. I relatori rappresentano, insieme all’Italia, 19 Paesi: Stati Uniti, Svizzera, Giordania, Germania, Canada, Emirati Arabi Uniti, India, Paesi Bassi, Belgio, Regno Unito, Albania, Bolivia, Panama, Argentina, Ecuador, Colombia, Brasile, Pakistan e Norvegia. Partecipano inoltre al Congresso 45 aziende espositrici. 

La neurochirurgia viene spesso identificata con gli interventi sul cervello ma il suo campo di attività è molto più ampio, spiegano i neurochirurghi. Comprende il trattamento dei tumori cerebrali e spinali, delle emorragie e delle malformazioni vascolari, delle patologie degenerative della colonna vertebrale, dei traumi cranici e vertebrali, dell’idrocefalo, dell’epilessia, dei disturbi del movimento, del dolore e delle malattie dei nervi periferici. In molti casi la sfida non consiste soltanto nell’asportare una lesione o correggere un problema anatomico ma nel farlo preservando, per quanto possibile, il linguaggio, il movimento, la memoria e le altre funzioni che incidono sulla vita quotidiana. “Per questa ragione ogni indicazione chirurgica richiede una valutazione personalizzata – aggiunge d’Avella – Il neurochirurgo deve considerare la natura e la posizione della patologia, l’età e le condizioni generali della persona, i rischi dell’intervento, i possibili benefici e le alternative disponibili”. L’intervento tecnicamente possibile non coincide infatti sempre con quello più appropriato. In alcuni casi è indicato operare, in altri può essere preferibile controllare nel tempo l’evoluzione della patologia o ricorrere a trattamenti differenti. 

 

Le innovazioni tecnologiche permettono al neurochirurgo di studiare con maggiore accuratezza i rapporti tra la zona da trattare e le strutture cerebrali da proteggere. I sistemi di guida attraverso le immagini – chiariscono gli esperti – funzionano come una sorta di navigatore che accompagna lo specialista durante l’intervento. Le ricostruzioni tridimensionali aiutano a visualizzare in anticipo l’anatomia mentre il controllo delle funzioni neurologiche in sala operatoria consente di verificare in tempo reale l’attività di nervi, muscoli e aree cerebrali. Anche l’intelligenza artificiale comincia a essere utilizzata nella ricerca per analizzare le immagini, riconoscere le caratteristiche di una lesione e aiutare a pianificare il percorso chirurgico. Si tratta di strumenti di supporto che non sostituiscono il medico e che devono essere verificati con studi adeguati prima di entrare stabilmente nella pratica clinica. “La vera innovazione non consiste nell’utilizzare la tecnologia più avanzata in ogni situazione ma nel saper scegliere lo strumento più adatto per quel paziente – sottolinea Giuseppe Barbagallo, presidente del Congresso e segretario Sinch – Conoscenza dell’anatomia, esperienza clinica e capacità di valutare rischi e benefici rimangono centrali anche nell’era dell’intelligenza artificiale”.  

L’innovazione non riguarda soltanto le apparecchiature. Servono professionisti formati, organizzazione, collaborazione tra le diverse specialità e reti capaci di indirizzare i pazienti verso la struttura più adatta. Le patologie più complesse – precisa la Sinch – richiedono centri con esperienza specifica, adeguati volumi di attività e la presenza di équipe composte da neurochirurghi, neurologi, neuroradiologi, anestesisti, oncologi, radioterapisti, neuropsicologi e professionisti della riabilitazione. L’obiettivo è garantire alle persone lo stesso livello di appropriatezza e sicurezza indipendentemente dal territorio nel quale vivono. In alcuni casi questo significa poter ricevere assistenza vicino casa, in altri raggiungere rapidamente un centro ad alta specializzazione. 

La trasformazione della disciplina pone nuove esigenze anche sul piano della formazione. Alle conoscenze anatomiche, cliniche e chirurgiche devono affiancarsi la capacità di utilizzare le tecnologie digitali e di valutarne criticamente risultati e limiti. Il programma del Congresso dedica spazio ai giovani neurochirurghi, ai migliori contributi scientifici e alle principali aree della specialità, dalla neuro-oncologia alla chirurgia vascolare, spinale, pediatrica e funzionale. Sono previste anche sessioni sulla neurochirurgia di precisione, sull’intelligenza artificiale e sui sistemi capaci di interpretare le immagini operatorie. “Il Congresso offre alla comunità neurochirurgica un’occasione di confronto sui risultati della ricerca e sui problemi ancora aperti. Il nostro compito – conclude Barbagallo – è trasformare la crescente complessità scientifica in scelte comprensibili, appropriate e realmente utili per i pazienti”. 

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