Vitantonio Lovallo, l’uomo più vecchio d’Italia morto a 112 anni: lavorava ancora a 103 anni

A 103 anni portava ancora le pecore al pascolo. Fino a 106 si occupava personalmente della vigna e dei campi; ancora a 108 anni seguiva da vicino il lavoro della famiglia. Vitantonio Lovallo, l’uomo più anziano d’Italia, è morto il 15 settembre ad Avigliano, in provincia di Potenza, all’età di 112 anni. La sua non è soltanto una storia di eccezionale longevità, ma la dimostrazione di quanto sia possibile allungare il tempo della partecipazione attiva alla vita familiare e alla comunità, se la salute lo consente.

Conosciuto da tutti come “Zitòn”, Lovallo era nato il 25 marzo 1914 a Sarnelli, frazione rurale di Avigliano, anche se la registrazione anagrafica era arrivata tre giorni più tardi. Pastore, mulattiere e agricoltore, aveva cominciato a lavorare a 16 anni e aveva mantenuto per tutta la vita un rapporto quotidiano con la terra.

Alla sua morte era il decano maschile d’Italia e d’Europa e il terzo uomo vivente più anziano al mondo. Nel nostro Paese, però, non era la persona più longeva in assoluto: davanti a lui c’era e c’è Lucia Laura Sangenito, nata nel 1910 e tuttora decana nazionale.

Una vita passata a lavorare nei campi

Per Lovallo, così come per molti anziani del Sud Italia, l’attività nei campi era il pilastro della sua quotidianità, dove il legame con la natura e con il territorio diventava un naturale elisir di lunga vita.

A 103 anni accompagnava ancora le pecore al pascolo ogni mattina, ha continuato a occuparsi direttamente della vigna e dei terreni fino a 106 anni e, anche quando ha smesso di lavorare materialmente, ha seguito le attività agricole fino a circa 108 anni controllando che tutto procedesse correttamente.

La sua storia offre uno spunto di riflessione sulla silver age, un’età che non coincide automaticamente con il ritiro da ogni attività economica, sociale o familiare. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce l’invecchiamento attivo come la possibilità di continuare a partecipare alla vita sociale, culturale, economica e civile in relazione alle capacità e alle preferenze di ciascuno. Ciò non significa necessariamente restare nel mercato del lavoro: rientrano in questo approccio anche la cura dei familiari, il volontariato, la trasmissione delle conoscenze e la partecipazione alla comunità, come dimostra un recente studio sulla longevità degli anziani sardi.

Invecchiare bene è un tema fondamentale per un Paese come l’Italia, dove tra la fascia di età tra 65 e 74 anni crescerà da 6,9 milioni di persone nel 2025 a circa 9 milioni nel 2039. La strada non è esigere che gli anziani lavorino sempre, ma creare le condizioni perché possano restare autonomi e partecipi quando lo desiderano e quando la salute lo permette.

Il “segreto” della longevità

Per molti, il segreto è vivere senza stress, ma la vita di Lovallo dice altro: l’uomo ha attraversato la Seconda guerra mondiale, la cattura da parte dei tedeschi e la prigionia, oltre a decenni di duro lavoro fisico. Non esiste un singolo comportamento che possa spiegare scientificamente perché Vitantonio Lovallo abbia raggiunto i 112 anni. Come visto più volte sulle pagine di Demografica, la longevità dipende dall’interazione tra patrimonio genetico, condizioni ambientali, stili di vita, relazioni sociali, accesso alle cure e una inevitabile componente di casualità.

In questo mix, è stato fondamentale l’attaccamento alla vita: anche nei momenti più difficili della guerra e della prigionia, Lovallo aveva conservato una forte voglia di vivere, documentata nel diario scritto da lui stesso durante il conflitto.

La dieta mediterranea e la “carchiola”

Come tanti anziani del Sud Italia, Lovallo seguiva davvero la dieta mediterranea, mangiando legumi, frutta e verdura provenienti dai terreni di famiglia, prodotti semplici e poco trasformati. Fino a pochi anni prima beveva anche un bicchiere del proprio vino durante i pasti. Tra i cibi ricordati dalla famiglia c’è la “carchiola”, una preparazione di farina di mais farcita con verdure e lardo, che portava con sé quando lavorava nei campi.

Il sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, lo ha ricordato come una “memoria viva” della comunità. Nei suoi 112 anni, ha spiegato, erano racchiusi i sacrifici e i valori di intere generazioni del territorio.

La donna più anziana d’Italia e il nuovo uomo più anziano d’Italia

Dopo la morte di Lovallo, la persona vivente più anziana d’Italia resta Lucia Laura Sangenito, nata il 22 novembre 1910 a Sturno, in provincia di Avellino. Ha 115 anni e la sua età è stata validata sia dal Gerontology Research Group sia dalla European Supercentenarian Organisation. Sangenito è decana d’Italia dal 24 dicembre 2024, dopo la morte di Claudia Baccarini. Secondo la classifica aggiornata del Gerontology Research Group, è anche la terza persona più anziana al mondo tra quelle la cui età è stata verificata.

Se si considera soltanto la popolazione maschile, il titolo appartenuto a Lovallo passa ora ad Angelo Peressini, 109 anni, nato il 2 luglio 1917 e residente a San Daniele del Friuli.

I centenari in Italia

Al 1° gennaio 2025 vivevano in Italia 23.548 persone di almeno cento anni, oltre duemila in più rispetto alle 21.211 dell’anno precedente. Nel 2009 erano 10.158: in sedici anni il loro numero è più che raddoppiato, segnando il +130%.

Le donne vivono più a lungo degli uomini (anche se spesso invecchiano peggio): l’82,6% dei centenari italiani è costituito da donne e tra i 724 residenti con almeno 105 anni di età, il 90,7% è donna. I supercentenari, cioè coloro che hanno raggiunto almeno 110 anni, erano 19.

In termini assoluti, la Lombardia ospita quasi quattromila centenari, mentre Lazio ed Emilia-Romagna ne contano più di duemila ciascuna. Rapportando il numero alla popolazione, il valore più elevato si registra invece in Molise, con circa 61 centenari ogni centomila residenti.

Sulla base dei dati Istat, l’Italia conta circa 40 centenari ogni centomila abitanti, la quota più alta nell’Unione europea.

Il confronto europeo

I dati Eurostat aggiornati al 1° gennaio 2025 indicano nell’Unione europea circa 132 mila persone nella classe anagrafica aperta più anziana, corrispondente nei diversi sistemi statistici nazionali alla popolazione centenaria. Il valore è ancora provvisorio o stimato per alcuni Paesi e può differire dai conteggi pubblicati dagli istituti nazionali a causa delle diverse date di consolidamento.

La concentrazione di centenari continuerà ad aumentare. Eurostat stima che nell’Ue i centenari potranno avvicinarsi a 484 mila entro il 2050, rispetto ai 96.600 rilevati nel 2019. Crescerà soprattutto quello dei grandi anziani, con inevitabili conseguenze su assistenza, abitazioni, mobilità, famiglie e servizi territoriali.

Il confronto globale

A livello globale, l’ultima stima omogenea delle Nazioni Unite indica circa 722 mila centenari nel mondo nel 2024. Il numero potrebbe avvicinarsi a quattro milioni entro il 2054, moltiplicandosi di oltre cinque volte nell’arco di trent’anni. Il Giappone occupa il primo posto in valore assoluto, con una stima di circa 146 mila persone di almeno cento anni. Seguono gli Stati Uniti con 108 mila, la Cina con 60 mila, l’India con 48 mila e la Thailandia con 38 mila.

La persona vivente più anziana al mondo è la britannica Ethel Caterham, nata il 21 agosto 1909 e arrivata a 117 anni. La sua età è riconosciuta dal Guinness World Records e dal Gerontology Research Group.

In questo contesto, la longevità di Vitantonio Lovallo si inserisce in una trasformazione ormai strutturale: sempre più persone raggiungono e superano i cento anni. Ormai, la sfida dei Paesi occidentali non è allungare il “quanto”, ma il “come” si invecchia senza dimenticare che spesso le regole più semplici sono anche le più efficaci.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Pistoia
cielo coperto
24.7 ° C
25.5 °
22 °
60%
0.5m/s
87%
Lun
23 °
Mar
22 °
Mer
17 °
Gio
19 °
Ven
21 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS