La sfida di Conte a Marina di Pietrasanta: “Primarie perché la regola Pd del partito che prende più voti è egemonica”

Dopo la standing ovation Pd alla Festa Nazionale de l’Unità a Reggio Emilia, per l’ex premier Giuseppe Conte la standing ovation del pubblico alla festa de Il Fatto Quotidiano all’interno del Parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta.

Giuseppe Conte, presidente Movimento 5 Stelle, intervistato a Marina di Pietrasanta da Luca De Carolis e Peter Gomez.

Non prima dell’applauso ad abbracciare Alessandro Di Battista, ricoverato al Policlinico Gemelli a Roma.

Conte, sulle primarie in vista delle politiche 2027, che proprio in Toscana, a Capalbio, aveva ufficializzato: “Leggendo i giornali uno è convinto che Conte e M5s abbiano preteso fin dall’inizio le primarie. Ne approfitto per ribadirlo perché qui ci sono delle distorsioni. Il Pd ha chiarito che per loro vale la regola del partito più forte, più grande, che prende più voti, come regola preferenziale. Ma voi ci conoscete, noi non siamo in politica per portare acqua preventivamente al mulino di qualcuno. Non è una questione personale nei confronti di Schlein che legittimamente aspira a diventare candidata premier. Ma noi non possiamo preventivamente metterci nelle mani di un’altra forza politica che sia il Pd o un’altra forza, noi alle primarie arriviamo perché la regola del partito più forte è una regola egemonica e non politica”.

“Ricordo che ho proposto al Pd un’altra possibilità. Facciamo come alle regionali. Non abbiamo fatto primarie. Ci siamo messi insieme e valutato il candidato più competitivo sulla base delle circostanze concrete. Questa proposta è stata respinta. A quel punto entriamo nel campo del Pd. Le primarie sono una vostra tradizione. Faremo le primarie”. 

 

“Una delle ragioni per cui ritengo che le primarie non vadano fatte a ridosso della campagna elettorale: se dovesse prevalere un candidato e ci fosse una comunità politica che rimane un po’ disorientata da questa scelta, è giusto che quel candidato abbia il tempo necessari per farsi conoscere dall’intera comunità politica che si sente disorientata. Quindi occorrono mesi per cercare di far comprendere che sarà il candidato di tutta la coalizione. E sarà importante, e di questo me ne farò carico, far capire a tutti coloro che vogliono partecipare a questo progetto progressista per mandare a a casa Meloni, che non stiamo votando un leader di partito e facciamo le tifoserie. Dobbiamo tifare l’Italia, tifare progressista. Se qualcuno pensa che Elly Schlein o un’altra candidata o un altro candidato sia più idoneo a rappresentare l’intero Paese per cinque anni di cambiamento di questo Paese, votate tranquillamente l’altra candidata o l’altro candidato. Io non mi offendo. Non vi chiedo nessuna fedeltà. Vi chiedo di pensare soltanto al bene del Paese”.

 

Su Renzi in coalizione e sulla proposta di contratto alla tedesca:  “E’ ovvio che ci dovrà essere un programma scritto, firmato e controfirmato. Però abbiamo visto come funziona con certa politica. Dobbiamo creare un progetto serio e vincolare tutte le forze politiche a obiettivi strategici. Non possiamo contaminare politica e affari. Serve una legge seria sul conflitto di interessi.  Dobbiamo introdurre garanzie per evitare che qualche forza politica abbia la golden share. Bisogna neutralizzare preventivamente tutto questo, io ci sto lavorando. Bisogna entrare in una prospettiva in cui nessuno abbia la possibilità di esercitare un potere ricattatorio. Nessuno abbia la possibilità di poter condizionare gli obiettivi strategici che dobbiamo raggiungere”.

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“Mi sembra follia sentire qualcuno che dice che Renzi dovrebbe avere un ruolo centrale nella formazione di centro. Non sono assolutamente d’accordo. Dobbiamo evitare il contrario, che possa essere avvantaggiato chi ha già dimostrato di avere una capacità espansiva molto modesta. Dal 2019 a oggi Italia Viva ha quel consenso, stiamo sempre parlando del 2%. Essere unitari non significa dare centralità a chi ha il 2%. Non ci siamo capiti proprio. Unitari, e lo dico chiaramente agli amici del Pd, significa espandere il consenso. Dicono che io sono con Onorato e Onorato è con me. Renzi ha detto che vota Schlein. Onorato ha detto che rispetto a Schlein o Conte non sceglie, perché vuole dare un contributo all’intero progetto progressista. Sta aggregando altre forze. E cosa facciamo? Lo teniamo fuori perché dobbiamo dare centralità a Italia Viva?” 

Su Ucraina: “Ho fatto tre anni di politica estera. Ci sono diecimila dossier in tutto il mondo. La politica estera richiede grande impegno. Vale molto la capacità personale di instaurare rapporti, parlare nei summit, cercare di orientare le scelte. Dobbiamo scrivere prima delle primarie un programma condiviso. Ma non si risolvono le questioni. C’è sempre l’impronta personale.

Su Ucraina è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina vinca Schlein o addirittura un altro candidato e a quel punto si mandano a go gò armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, lo chiariremo va preventivamente chiarito e precisato.

Il Movimento Cinque Stelle non può sottoscrivere un programma che continua in politica estere quello che sta facendo Meloni”.

Sulla nuova legge elettorale: “Giorgia Meloni, ma non ti vergogni, di fronte a una situazione in cui la spesa alimentare è aumentata del 30%, al carburante che ha superato 2 euro al litro e abbiamo 6 milioni di italiani in povertà assoluta e a un calo della produzione industriale, di concentrare i lavori del Parlamento sulla legge elettorale per perpetuare la tua poltrona?

Non ti vergogni dopo avere detto all’opposione che non avresti mai firmato una legge elettorale senza preferenze, ora hai introdotto una legge elettorale con preferenze farlocche? Non ti vergogni tu che sei entrata in Parlamento grazie a una legge con una soglia in cui hai dovuto raccogliere 40mila firme, e adesso hai fatto approvare un emendamento con più firme di quelle che servono per eleggere i parlamentari, seimila per collegio elettorale, circa 400mila firme? Una barriera insuperabile anche per una parte dei partiti che sono in Parlamento”.

 

 

 

 

 

 

 

 

CINZIA GORLA

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